Durante il mio soggiorno a Sharm el-Sheikh insieme a mia moglie e l’ottima compagnia dell’Uff. Don Luciano Cassano, Guida Spirituale dell’UNIMRI, e Don Peppe Recchia, abbiamo trascorso giorni intensi di riflessione e preghiera, in un contesto storico di grande rilievo internazionale.
Proprio in questi giorni, lo scorso 7 ottobre 2025, la stampa mondiale ha diffuso la notizia di un possibile accordo di pace tra Israele e Hamas, volto a porre fine al lungo e drammatico conflitto nella Striscia di Gaza.
Con la guida spirituale dei due sacerdoti, abbiamo pregato affinché quel difficile percorso diplomatico potesse condurre a un’intesa reale e duratura. Pochi giorni dopo, la notizia che la firma del trattato di pace che si terrà proprio a Sharm el-Sheikh, la mia seconda casa, ha suscitato in me una profonda emozione.
Non è la prima volta che questa città — simbolo di incontro e dialogo tra culture — viene scelta come sede di Summit Internazionali dedicati alla pace e alla cooperazione tra i popoli.
Il “Sharm el-Sheikh Peace Summit”, in programma domani 13 ottobre 2025, sarà co-presieduto dal Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e dal Presidente statunitense Donald Trump.
Oltre venti leader mondiali parteciperanno all’incontro, insieme al Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres, e ai rappresentanti di numerosi Paesi, tra cui Italia.
L’obiettivo principale del vertice è consolidare il cessate il fuoco tra Israele e Hamas, garantire l’accesso umanitario alla popolazione civile di Gaza e delineare una fase di ricostruzione sostenibile e condivisa.
Vivendo a Sharm el-Sheikh, ho potuto osservare da vicino i preparativi di sicurezza, l’organizzazione diplomatica e l’accoglienza dei leader internazionali.
In qualità di Ambasciatore di Pace della World Organization of Ambassadors (WOA) e referente per la Regione Puglia, ho sentito forte il dovere morale di testimoniare e promuovere la cultura della pace. Vedere le strade illuminate, gli aerei di Stato sorvolare il cielo della città, le bandiere di nazioni diverse sventolare insieme, è stato come assistere a un grande abbraccio dell’umanità.
Un’emozione che tocca il cuore e ricorda quanto ogni gesto, ogni parola e ogni preghiera possano contribuire al bene comune.
Abbiamo pregato insieme — cristiani e musulmani — chiedendo al Dio di tutti i popoli, al nostro Dio e ad Allah, di benedire questo momento e di ispirare i leader mondiali a scegliere la via della pace.
Perché nessuna religione e nessuna nazione dovrebbero mai giustificare la violenza, ma essere strumenti di unità, compassione e riconciliazione.
Il vertice di Sharm el-Sheikh rappresenta una speranza concreta per milioni di persone che da troppo tempo vivono nel dolore e nella paura.
Che sia a Gaza, in Ucraina o in qualunque altra parte del mondo, l’umanità ha urgente bisogno di ritrovare la forza del dialogo e del rispetto reciproco.
Da questa terra di luce e di incontro, che abbraccia il Mar Rosso e le montagne del Sinai, parte un appello che tutti dovremmo fare nostro:
“La pace non è solo un obiettivo da raggiungere, ma un cammino da percorrere insieme.”

